#59 / Editoriale
Che cosa succede quando saltano i riferimenti morali e persino le parole con cui pensavamo di orientarci? Partendo dal «momento antisemita» di Pierre Birnbaum, Manuela Consonni riflette su ciò che il 7 ottobre e la guerra a Gaza hanno prodotto nel dibattito pubblico. Senza sconti né sulla violenza dello Stato israeliano, che va nominata, né sulle forme nuove dell’antisemitismo, che non smettono di manifestarsi. Il punto è un altro: oggi perfino giudicare è diventato più difficile.
Per molti ebrei europei legati in modi diversi all’idea sionista, gli ultimi anni hanno avuto l’effetto di un terremoto. C’è chi ha scoperto un legame più profondo di quanto immaginasse e chi si è rifugiato nella difesa a oltranza. Più spesso, però, è rimasto il senso di instabilità. Lo scorso gennaio Alexandre Journo aveva raccontato questo scarto generazionale, mettendo in discussione dall’interno le certezze del sionismo ereditato. Oggi torna sul tema affrontando il dibattito ebraico contemporaneo e una domanda che continua a essere aggirata: quale responsabilità politica hanno oggi gli ebrei rispetto a Israele? Post-sionismo, asionismo, antisionismo: nuove categorie o modi diversi per evitare il nodo?
A Góra Kalwaria, la “Gerusalemme d’Oriente”, dove sono nati i suoi genitori, Adolphe Nysenholc si imbatte in un cartello: «CZAPLIN 4 km». Che cosa ci fa Charlie Chaplin, o il suo fantasma, in un luogo che non ha mai attraversato? Da quella coincidenza prende avvio un’indagine che conduce lo scrittore belga dentro la propria storia familiare, tra la Shoah e un’infanzia cancellata.