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K. gli ebrei, l'Europa, il XXI secolo
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#64 / Editoriale: Pensare l’ebraismo oggi

Durante la pausa estiva K. sospende la pubblicazione di nuovi articoli. Ogni settimana riproponiamo una selezione di tre testi, raccolti intorno a un’idea. Fanno parte del nostro archivio, che raccoglie tutto quello che abbiamo pubblicato negli ultimi cinque anni: sono un invito a scoprire ciò che forse era passato inosservato, a rileggere pagine che conservano intatta la loro attualità e a condividere, con chi ancora non conosce K., un patrimonio di contenuti che resta liberamente accessibile a tutti.

C’è una radice identitaria che precede ogni appartenenza politica o nazionale. Ma cosa significa, oggi, dirsi ebrei? Jonathan Safran Foer ne fa una questione di resistenza morale all’indifferenza; Keith Kahn-Harris la rovescia in un interrogativo più scomodo, sulla funzione stessa dell’esistere come minoranza; Gérard Bensussan la proietta infine nel futuro, come destino da abitare più che da spiegare. Tre voci diverse per età, formazione e provenienza, che insieme delineano non una risposta ma un perimetro: quello di un’identità che si interroga prima di definirsi.