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K. gli ebrei, l'Europa, il XXI secolo
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#44 / Editoriale

Jürgen Habermas è morto il 14 marzo scorso, a 96 anni. L’intera opera di questo gigante della filosofia, una delle voci politiche più rigorose e inflessibili dell’Europa contemporanea, si fondava su una convinzione: dopo la Shoah, la filosofia non ha più il diritto di considerarsi autoreferenziale. Ciò che ha costruito a partire da lì – un pensiero senza pathos, concentrato su ciò che è possibile a partire dalla banalità della vita ordinaria – era anche una forma di comportamento morale coerente. Julia Christ, ricordando che «Jürgen Habermas era una diga, un frangiflutti nel mare degli affetti e degli orientamenti politici che si nutrono della promessa dell’atto eroico, della decisione virile o ancora dell’eliminazione dell’avversario» torna su questo gesto fondante e sulla domanda che la sua scomparsa ci pone: cosa resta di questa coerenza morale?

Europa come promessa, e come eredità, per misurare il peso della storia tedesca e la fragilità del presente: Habermas è qui il riflesso di una generazione segnata dal nazismo e dalla necessità di fare i conti con la responsabilità e con la speranza. Di fronte agli Stati Uniti che cambiano ruolo, a un’Europa che fatica a pensarsi soggetto politico autonomo, e a un mondo dove il potere si ricompone nell’Indo-Pacifico, la riflessione di Habermas è chiara e severa: la capacità dell’Europa di farsi carico del proprio destino è più decisiva che mai, e mai è stata così incerta. Nel testo di Ada Treves, Kurt Kister lo presenta attraverso lo sguardo di Philipp Felsch, restituendoci un filosofo che non si limita a elaborare teorie, ma ci richiama a responsabilità concrete, radicate nel passato e ineludibili nel presente. 

A questi due testi si accompagna un dossier dedicato anch’esso a Habermas: vi si trovano la sua ultima analisi, che ci aveva fatto l’onore di affidare alla nostra rivista per la pubblicazione in Francia, da una delle sue prese di posizione durante la guerra a Gaza; e dal testo di Bruno Karsenti intitolato « Habermas: gli ebrei, l’Europa, la filosofia ».