#68 / Editoriale: Memoria e trasmissione
Durante la pausa estiva K. sospende la pubblicazione di nuovi articoli. Ogni settimana riproponiamo una selezione di tre testi, raccolti intorno a un’idea. Fanno parte del nostro archivio, che raccoglie tutto quello che abbiamo pubblicato negli ultimi cinque anni: sono un invito a scoprire ciò che forse era passato inosservato, a rileggere pagine che conservano intatta la loro attualità e a condividere, con chi ancora non conosce K., un patrimonio di contenuti che resta liberamente accessibile a tutti.
Articoli correlati
Non siamo mai altro che il penultimo ebreo
Purim 1962, o quando abbiamo cominciato a travestirci da ebrei
22 Mapesbury Road, archivio senza voce narrante
La memoria ebraica non si conserva: si racconta, si mette in scena, si trasmette per gesti prima ancora che per parole. Ruben Honigmann la interroga nella propria genealogia familiare, sempre incompiuta; Cilly Kugelmann la rievoca in un travestimento infantile che è già, senza saperlo, una domanda identitaria; Yaël Pachet la insegue infine in un archivio muto, che parla solo a chi sa ascoltarne il silenzio. Tre generazioni, tre registri, per una stessa fedeltà: quella verso chi è venuto prima.