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K. gli ebrei, l'Europa, il XXI secolo
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# 40 / Editoriale

Michael Walzer, fra i massimi filosofi contemporanei, ebreo americano, è uno dei pochi pensatori contemporanei capaci di tradurre l’etica in regole concrete per l’azione politica e militare. La sua lunga carriera, iniziata negli anni Sessanta con la distinzione tra guerre giuste e ingiuste, lo ha reso un’autorità mondiale sull’etica della guerra e il suo libro Just and Unjust Wars è diventato testo di riferimento a West Point e influenza ancora oggi la formazione degli ufficiali statunitensi.
Dopo l’attacco del 7 ottobre – periodo in cui K. lo ha intervistato – Walzer ha sostenuto la legittimità della risposta militare israeliana, ma ha denunciato con altrettanta fermezza la degenerazione etica e politica della campagna seguente. L’uso indiscriminato della forza, l’assedio di Gaza e la retorica vendicativa della leadership israeliana compromettono non solo la giustizia immediata e la guerra, ma anche il futuro di Israele. La distinzione tra jus ad bellum e jus in bello, che Walzer ha contribuito a definire, diventa tragicamente concreta: una guerra giusta può degenerare in ingiustizia se non si riconoscono limiti e responsabilità.
La guerra non è mai neutra: comporta sempre un bilancio morale che ricade su chi combatte e su chi governa e l’analisi di Walzer non concede facili assoluzioni: Israele può legittimamente difendersi, ma deve riconoscere e affrontare le conseguenze delle proprie azioni. La sua critica richiede coraggio intellettuale e morale: la legittimità politica e la sopravvivenza dello Stato dipendono da un esame di coscienza rigoroso e dal rispetto dei limiti etici.

La commemorazione dei vent’anni dall’assassinio di Ilan Halimi è arrivata mentre continua ad aumentare una violenza estrema che prende di mira gli ebrei. Torture, omicidi (anche di bambini), stupri, esecuzioni: cose di cui gli ebrei sono stati vittime nelle società europee. Il discorso pronunciato da Emmanuel Macron e la diagnosi della situazione che ha saputo formulare hanno chiamato ogni francese al un senso di responsabilità di fronte alla posta in gioco. Un discorso che contrasta con le posizioni spesso ambigue tenute da Macron dopo il 7 ottobre, così come con la solitudine avvertita dagli ebrei. Nulla però che dispensi dall’interrogarsi sull’avvenire che ci attende. Il discorso, centrato sui principi della Repubblica, si è tenuto a distanza tanto dalla proposta opportunistica fatta dall’estrema destra agli ebrei, quanto dalla tentazione antisionista che prolifera a sinistra. Una cosa è chiara: non ci si potrà più accontentare di dichiarazioni che si limitano a richiamare il ricorso a soluzioni vecchie che, di fatto, non hanno funzionato. 

Pubblichiamo questa settimana l’intervento di Jean-Claude Milner al seminario dell’École des hautes études en sciences sociales intitolato Les Juifs et l’Europe: propone una diagnosi, più cupa rispetto alla posizione di K., che molto dà da pensare. La distinzione che egli avanza tra giudeofobia e antisemitismo viene a interrogare la solidità di dighe che credevamo salde. Mentre la modernità europea appare sempre più rimessa in questione, dall’esterno come dall’interno, Milner ne mette in dubbio la capacità di proteggere gli ebrei da quello che definisce «un nuovo esilio ».

Le edizioni Verdier pubblicano D’une nation juive, ou non. Controverse, Vienne, 1897, in cui Johannes Honigmann presenta la polemica che oppose pubblicamente Theodor Herzl e Max Nordau al gran rabbino di Vienna Moritz Güdemann e al rabbino polacco Benjamin Ripnner. Nelle obiezioni mosse da questi primi antisionisti ebrei si riconoscono argomenti ancora oggi ricorrenti, in particolare quello di una «missione» ebraica irrevocabilmente legata alla condizione diasporica. La lettura che Ivan Segré propone di questa polemica richiama però l’attenzione sulla sua sottesa dimensione di classe, così come emerge nella risposta di Herzl: «La “missione” ebraica ha qualcosa di confortevole, di privilegiato». Un antisionismo borghese, intento a difendere la propria integrazione contro un sionismo preoccupato della sorte delle masse ebraiche: alla luce dei dibattiti odierni, questa polemica appare molto lontana.