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K. gli ebrei, l'Europa, il XXI secolo
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#15 / Editoriale

Una parte della società israeliana non si arrende e continua a protestare vigorosamente contro il governo. In questi giorni i manifestanti si riuniscono agli incroci e davanti alle abitazioni dei ministri per chiedere al governo di Benjamin Netanyahu un accordo di tregua a Gaza, chiamati a raccolta dal Forum delle famiglie degli ostaggi. Vi riproponiamo il testo sullo sciopero generale del 17 agosto scorso e ci sembra importante sostenere il movimento affilando il nostro senso K.ritico cui dedichiamo uno dei nostri dossier estivi. È nelle avversità e nelle polemiche che gli ideali si affermano e si precisano, e non possiamo che sperare che Israele e il sionismo escano più maturi dalla prova che stanno attraversando attualmente. Dall’Europa non c’è modo migliore per accompagnare questa speranza, bisogna contestare quelle forze che continuano ad avvelenare la situazione e che contribuiscono a immobilizzarla, in uno scontro irrisolvibile.

Rimbocchiamoci quindi le maniche: è ora di polemizzare con gli interlocutori più ostinati. Il dossier di questa settimana, che abbiamo voluto intitolare K.ritica, vuole sia essere una piccola guida all’autodifesa intellettuale che provare a fornire qualche argomento da usare contro interlocutori fastidiosi. Un aiuto a evitare le trappole che costellano il dibattito pubblico. È, come le scorse settimane sia una raccolta di testi organizzati attorno a un tema che l’occasione per riscoprire testi già pubblicati, e magari condividerli con chi ancora non conosce K., la rivista. Il nostro archivio è aperto, vi invitiamo a curiosare tra le centinaia di testi pubblicati in oltre quattro anni di impegno.

Cominciamo da coloro reputano l’alleanza degli ebrei con l’estrema destra non fosse forse una cattiva idea e che la fedeltà a Israele implichi applaudire le sue tendenze più autodistruttive: sarà loro utile leggere Trump e la guerra degli ebrei di Bruno Karsenti. La gustosa Risposta ebraica a una sinistra offesa di Elisheva Gottfarstein la riserviamo a coloro che si offendono quando vengono accusati di antisemitismo ma rifiutano di guardarsi allo specchio.

L’articolo di Matthew Bolton su Cosa significa genocidio  e quello di Julien Chanet su Il sionismo di sinistra sotto processo consentono di aprire il dibattito e la riflessione su concetti solitamente bloccati dai loro rigidi utilizzi ideologici. Infine, per i più coraggiosi, la riflessione di Julia Christ in Si può essere antisionisti? Un testo che vi permetterà di spiegare agli inopportuni a quali condizioni potrebbero legittimamente definirsi antisionisti (spoiler, non sono cose belle).