#13 / Editoriale
L’attualità continua a imporsi: oltre a publicare il dossier estivo già previsto, intitolato La percezione e il fine non possiamo ignorare l’annuncio dello sciopero generale, previsto in Israele il prossimo 17 agosto su iniziativa delle famiglie degli ostaggi e di gran parte della società civile.
Prima mobilitazione di questa portata dopo le battaglie contro la riforma giudiziaria del 2023, questo sciopero cristallizza oggi la contrapposizione frontale tra il governo e la società civile, che si è mobilitata su una questione fondamentale: il ruolo che deve avere il salvataggio degli ostaggi nella conduzione di una guerra che si sta impantanando e i cui obiettivi dichiarati si allontanano ogni giorno di più. Bruno Karsenti analizza la mobilitazione alla luce del principio fondante dello Stato – garantire la sopravvivenza degli ebrei, in Israele come nella diaspora – e mostra come la scelte sulla guerra, così come sugli ostaggi, mettono a nudo la crisi ideologica che attraversa il sionismo ponendo a rischio il futuro del Paese e l’unità del mondo ebraico.
In attesa del rientro dalle vacanze estive, proponiamo ogni settimana un dossier, una raccolta di testi organizzati attorno a un tema; un’occasione anche per riscoprire testi già pubblicati, e magari condividerli con chi ancora non conosce K., la rivista. Il nostro archivio è aperto, vi invitiamo a curiosare tra le centinaia di testi pubblicati in oltre quattro anni di impegno. Questa settimana :
Un itinerario attraverso zone liminali dell’immaginario ebraico, dove la percezione incontra il fine e l’identità si misura con la propria ombra. Perché gli ebrei dovrebbero servire a qualcosa? Keith Kahn-Harris, con un tocco di provocazione, invita a considerare la leggerezza e persino la superfluità come risposta alla pretesa di essere indispensabili. Non siamo mai altro che il penultimo ebreo: sul palcoscenico, la redazione di K. riflette sulla “fine infinita”, tra voci, immagini e musica. I cripto-ebrei oggi fra fantasmi e fantasie, Romain Moor indaga le vite di chi scopre tardi di discendere da marrani, oscillando tra racconto e verità. In Tra due mondi, ovvero il fantasy ebraico nel cinema, David Haziza esplora la demonologia ebraica, dal dybbuk al golem, come specchio del trauma e della ricerca spirituale. I Khazari, gli ebrei e noi di David Lemler rilegge il Kuzari di Yehuda Halevi, per mostrare come un testo medioevale possa ancora offrire vie d’uscita alle aporie politiche e identitarie contemporanee. Cinque sguardi che interrogano il peso e la leggerezza di esistere, il mito e il suo potere di rivelare e disorientare.