Bondi Beach: licenza di uccidere
Come è successo a Sydney il 14 dicembre scorso, gli atti antisemiti trovano terreno fertile in un odio che ha molte altre cause oltre all'islamismo. In definitiva è la tolleranza dell'antisemitismo, con la sua base sociale molto ampia, che sta alla base di tutte le manifestazioni di antisemitismo fino a quelle che arrivano a uccidere, ossia fino a quelle di cui gli islamisti sono solamente il braccio armato.
Nelle democrazie liberali occidentali, l’antisemitismo uccide. Imperversa sotto molteplici forme: quella delle parole aggressive, degli insulti, delle ostracizzazioni, dei richiami alla pubblica gogna e delle minacce; quella delle violenze ordinarie, che conoscono tutte le gradazioni, in tutti gli ambiti sociali immaginabili. I contorni sociologici del fenomeno, che ha assunto dimensioni globali e non si limita alle vecchie nazioni con tradizioni antisemite ben radicate, restano ancora in larga parte fuori dal campo visivo degli studi che dovrebbero impegnarsi ad analizzarlo e che invece si sforzano di distogliere lo sguardo. I gruppi sociali che intervengono sono eterogenei, e vanno da frange della borghesia alle classi popolari, dove si coagulano frustrazioni e un risentimento indiscriminato nei confronti di fantomatici “dominatori”. Si costituisce così un ampio spettro di opinioni e di enunciati dai quali possono nascere atti capaci di sfociare nella violenza estrema. Tra queste ultime rientrano gli assassinii di ebrei, esecuzioni mirate di uomini, donne e perfino bambini, ovunque essi si trovino. Alcuni di questi eventi di violenza estrema tendono, come a Sydney, verso il crimine di massa. Gli assassini mostrano in tal modo di essere determinati a uccidere il maggior numero possibile di ebrei appena se ne presenta l’occasione, per esempio quando gli ebrei si riuniscono per celebrare le loro festività. Vale a dire quando esercitano il loro diritto a un’esistenza minoritaria, in quanto membri di una comunità tutelata dal diritto, in Stati che dovrebbero garantirla.
Nelle democrazie liberali occidentali, negli Stati di diritto nei quali vive ormai la quasi totalità degli ebrei, l’antisemitismo prospera e non ha nulla di “residuale”. L’antisemitismo è in piena espansione ovunque, proprio perché attinge a numerose fonti.
Che questa garanzia sia sempre più carente, che la deriva sia quella di una violenza senza freni, è la dura realtà. Nelle democrazie liberali occidentali, negli Stati di diritto nei quali vive ormai la quasi totalità degli ebrei, l’antisemitismo prospera e non ha nulla di “residuale”. Il che, per gli ebrei, conferisce alla loro storica questione della ricerca di un luogo più sicuro una dimensione oggi abissale. L’antisemitismo è in piena espansione ovunque, proprio perché attinge a numerose fonti. Nessuno ignora che i perpetratori di crimini sanguinari, da oltre due decenni, presentano un profilo simile. L’ideologia islamista, nella sua forma globalizzata che oggi conta adepti in tutto il mondo, ne è il denominatore comune più frequente, e combatterlo senza tregua è dunque un imperativo lampante.
E tuttavia, questo denominatore comune non riassume il problema delle cause, non solo quelle che spingono gli assassini di ebrei ad agire, ma anche quelle che permettono loro di agire. Se essi rendono esplicita la loro motivazione – punire gli ebrei per il fatto di voler esistere, che sia in Israele o altrove. Vale a dire non più altrove che in Israele. Non più nella diaspora che nello Stato che si sono dati – i passaggi all’atto trovano la loro condizione favorevole in un fondo di odio che comprende ben altri elementi costitutivi oltre all’islamismo. In definitiva, è la licenza accordata all’antisemitismo, con la sua base sociale molto ampia, a costituire il fondamento di tutte le manifestazioni dell’antisemitismo, fino a quelle che uccidono, vale a dire fino a quelle delle quali gli islamisti sono soltanto il braccio armato.
Continuare a fingerne il carattere “residuale” è una vergogna alla quale le democrazie liberali occidentali non sfuggono. Una vergogna nella quale esse si crogiolano.
Quando lo si comprenderà, dunque? È all’antisemitismo, in quanto uno dei problemi pubblici più gravi delle democrazie occidentali, che occorre attaccarsi. Limitarsi a deplorare la permeabilità di queste democrazie a correnti di pensiero che provengono dall’esterno, o che avrebbero come unico vettore le opinioni reazionarie delle destre nazionaliste, significa mancare completamente il compito del momento presente. Le democrazie, attualmente, producono in continuità un antisemitismo proprio, a partire da un vasto complesso di motivazioni di cui esse stesse sono la fonte. Ed è da questo complesso domestico che gli omicidi rappresentano uno sbocco costantemente possibile. Ora, per una larga parte delle loro élite illuminate, questo modo attuale di fomentare internamente l’odio viene negato recisamente. L’urgenza è soprattutto tacere e guardare altrove. Certo, quando gli atti si verificano, è bon ton condannarli. A Manchester, tre mesi fa, ci si applicava ancora a esimersene. Oggi a Sydney, alla luce del numero delle vittime, ciò sembra impossibile. Qualunque cosa si dica, tuttavia, le parole risuonano disperatamente vuote nel momento in cui le condizioni di una condanna efficace restano accuratamente ignorate. Le politiche volte a rafforzare la protezione delle comunità ebraiche, per quanto indispensabili, si oppongono al fenomeno ma non lo trattano. Al contrario, esse sanciscono una separazione che per gli ebrei corrisponde a una nuova esperienza, alla quale sono costretti, di ghettizzazione.
Occorre riconoscerlo. Continuare a fingerne il carattere “residuale” è una vergogna alla quale le democrazie liberali occidentali non sfuggono. Una vergogna nella quale esse si crogiolano, attraverso quella parte delle loro élite illuminate per le quali il terreno dell’antisemitismo, colto in tutte le sue dimensioni, è precisamente ciò che deve restare coperto. Riconoscerlo, e correggere di conseguenza atteggiamenti e giudizi, suppone un lavoro su se stessi che ben pochi, a quanto sembra, vogliono intraprendere.